Il 1966 è un anno cruciale per la storia del Perugia, è l'anno in cui subentra alla Presidenza Lino Spagnoli, importante imprenditore perugino. La stagione 1966/67 è quella della promozione in B all'ultima giornata, dell'entusiasmo che contagia un'intera città che vuole entrare nel panorama del calcio nazionale per lasciarvi la sua impronta. È il 20 maggio del 1967 e l'autore della rete decisiva contro la Sambenedettese è un attaccante perugino, Eros Lolli. I festeggiamenti furono grandi ed un'intera regione si lasciò coinvolgere dall'impresa. La squadra era allenata da Guido Mazzetti, ed i protagonisti della stagione furono la mezzala Carlo Azzali e le punte Gigi Gabetto (figlio di Guglielmo Gabetto del Grande Torino) ed Angelo Montenovo. Dal 1967 al 1974, il Perugia disputa campionati di Serie B di buon livello, rischiando la retrocessione solo nelle stagioni 1967-68, quando ottiene la salvezza dopo una serie interminabile di spareggi e 1973-74, quando la raggiunge all'ultima domenica, vincendo 2-0 sul campo di Parma.
Ma è nel campionato seguente, 1974-75, l'ottavo
consecutivo in Serie B, che avviene la vera e propria svolta. La società si
rinnova, con l'avvento alla presidenza dell'imprenditore pugliese
Franco D'Attoma, e con un nuovo staff tecnico e dirigenziale. L'allenatore è
Ilario Castagner, il direttore sportivo è
Silvano Ramaccioni, il preparatore atletico è
Giorgio Molini. Nuovi anche molti giocatori, come Renato
Curi,
Franco Vannini e
Paolo Sollier, alcuni dei quali alla loro prima esperienza nel torneo
cadetto. L'obiettivo è quello di disputare una stagione tranquilla, tale da
garantire una salvezza meno sofferta di quella ottenuta l'anno precedente.
Tuttavia, fin dalle prime partite, si capisce che le ambizioni della squadra
possano andare ben oltre quell'obiettivo. Con un gioco moderno e convincente,
sostenuto da un rendimento atletico ottimale, il Perugia si mantiene nelle
posizioni di testa fin dalle prime domeniche di campionato, riuscendo a tenere
il passo del
Verona, retrocessa a tavolino dalla Serie A e data come favorita per la
vittoria finale. L'8 dicembre, dopo undici giornate, i biancorossi sono secondi,
ad un solo punto dagli scaligeri, in virtù di sette vittorie, tre pareggi ed una
sconfitta. Poi, alla dodicesima giornata, il 15 dicembre, dopo il successo
casalingo per 3-1 sul Taranto, e la sconfitta del Verona per 1-0 a Foggia,
scavalcano i gialloblù e guadagnano la vetta della classifica, che manterranno
sino a giugno. La partita con il
Novara, l'ultima giocata al
Santa Giuliana, il 22 giugno, vinta 2-1, suggella la conclusione di una
stagione indimenticabile. Il Perugia è promosso in Serie A, con
tre punti di vantaggio sul Como e quattro sul Verona. Formazione tipo:
Marconcini; Nappi, Raffaeli; Savoia, Frosio, Picella; Scarpa, Curi, Sollier,
Vannini, Pellizzaro. Gli altri giocatori impiegati sono il portiere Malizia; i
difensori Baiardo, Petraz e Giubilei; i centrocampisti Amenta, Tinaglia e
Sabatini e gli attaccanti Marchei e Vitulano.
La morte di Renato Curi
Renato Curi (Montefiore dell'Aso, AP, 20 settembre 1953 - Perugia, 30
ottobre 1977) è stato un giocatore nel Perugia dei miracoli sino alla sua
tragica morte, avvenuta in campo, per un arresto cardiaco, durante
Perugia-Juventus
nello Stadio Comunale di Pian di Massiano oggi a lui dedicato.
Centrocampista grintoso e generoso, inizia la sua carriera tra i Dilettanti nel
Giulianova,
con i quali conquista l'approdo in serie C. Dopo una breve parentesi nel Como,
Renato, scoperto da Ilario Castagner, si mette in mostra nel Perugia nella
stagione 1974-75 vincendo il campionato di Serie B e portando i biancorossi
per la prima volta in Serie A. La stagione successiva, il Perugia è una delle
sorprese del campionato e Renato (al debutto in A il 5 ottobre 1975 in Perugia-Milan
0-0) si mette in luce affinando la propria tecnica e continuando a profondersi
nel massimo impegno. Il 16 maggio 1976 è proprio una rete di Renato Curi
(in Perugia-Juventus
1-0) a decidere la vittoria del campionato del Torino ai danni della Juventus.
Nella stagione 1976/1977, il numero otto biancorosso è determinante per il
raggiungimento del sesto posto finale per il Perugia e molti giornali già
parlano di un suo approdo in nazionale. Ma il 30 ottobre 1977, durante la
partita casalinga con la Juventus, cinque minuti dopo l'inizio del secondo
tempo, il sogno di Renato Curi finisce improvvisamente. La sua corsa termina in
quel grigio pomeriggio di autunno, lasciando un vuoto rimasto incolmato.
Nella stagione 1978-79, il Perugia diventa la prima squadra a completare il campionato di Serie A senza perdere una partita. Con un alto numero di pareggi (19 su 30 partite), il Perugia si piazza secondo dietro al Milan. È questo il miglior piazzamento della squadra in Serie A. Solo nella stagione 1991-92 il Milan riuscirà ad eguagliare tale primato, chiudendo la stagione a sua volta imbattuto. Il Perugia "dei miracoli" della stagione 1978/79, alla cui presidenza c'era Franco D'Attoma, aveva una rosa così composta:
Portieri:
Marcello Grassi;
Nello Malizia
Difensori:
Michele Nappi; Antonio Ceccarini (il Tigre); Pierluigi Frosio (capitano);
Mauro Della Martira;
Luciano Zecchini
Centrocampisti: Paolo Dal Fiume; Cesare
Butti; Franco Vannini (la torre e soprattutto la mente di quel Perugia);
Salvatore Bagni; Giorgio Redeghieri; Mario Goretti
Attaccanti:
Gianfranco Casarsa;
Walter Speggiorin; Marco Cacciatori
Allenatore:
Ilario Castagner
Dopo il calcio scommesse che sconvolge il calcio italiano il Perugia si ritrova in serie C. Nel 1991 Luciano Gaucci, imprenditore romano già vicepresidente della Roma, rileva il Perugia, che milita in Serie C ed è sull'orlo del fallimento. Il nuovo proprietario vuole portare il Perugia ad alti livelli e con una imponente campagna acquisti, che porta in Umbria anche Giuseppe Dossena, in alcuni anni ci riesce. Nel 1991-92 la squadra è 3° e sfiora la promozione in Serie B, ottenuta l'anno successivo al termine di uno spareggio contro l'Acireale vinto dalla formazione umbra 2-1; ma per Gaucci scoppia lo scandalo di un cavallo "regalato" ad un arbitro compiacente, e la CAF rispedisce il Perugia in Serie C, promuove l'Acireale e squalifica il presidente per tre anni. L'anno successivo, stagione 1993-94, non c'è storia: il Perugia vince nettamente il campionato e viene promosso in Serie B: vi resta solo 2 anni, perché nella stagione 1995-96, la squadra, allenata da Giovanni Galeone, compie il grande salto in Serie A classificandosi al 3° posto.
La permanenza in Serie A dura solo un anno: al termine di una stagione
difficile, segnata anche dall'esonero di Galeone e dall'approdo a Perugia di Nevio
Scala, la squadra viene retrocessa all'ultima giornata, pur a seguito di un
inizio di campionato esaltante.
Di nuovo in Serie B, il Perugia è subito intenzionato a tornare nel calcio
che conta; ci riesce, ma per farlo il patron cambia quattro volte allenatore:
Attilio Perotti viene prima sostituito da
Albertino Bigon, poi Gaucci lo richiama per alcune giornate a riprendere il
suo posto, ma poi lo scarica definitivamente riportando in panchina
Ilario Castagner. E l'allenatore dei miracoli riesce in una nuova impresa:
con un finale da record aggancia il Torino al quarto posto e nello spareggio
promozione di Reggio Emilia trionfa sui granata ai calci di rigore.
In serie A il Perugia stavolta resta 6 anni; nella stagione 1998-'99 la
squadra, guidata da Castagner poi sostituito da
Vujadin Boskov, raggiunge la salvezza classificandosi al 14° posto e
qualificandosi per la
Coppa Intertoto: si mettono in luce, amatissimi dai tifosi, il croato Milan
Rapaic e il giapponese
Hidetoshi Nakata. Nella stagione 1999-'00 la squadra è affidata a Carlo
Mazzone, che la porta al 10° posto.
Nel luglio 2000, il patron Gaucci, abituato a stupire, ingaggia Serse
Cosmi, allenatore perugino di nascita ma semi-sconosciuto dal grande
pubblico. La piazza è contro il suo presidente, che sembra far di tutto per non
andare d'accordo con i tifosi; riempie la squadra di giovani e di giocatori
presi a prezzi bassissimi dalle serie inferiori, ma che in Serie A troveranno
grande fortuna: Mirko
Pieri, Fabio
Grosso,
Fabio Liverani,
Davide Baiocco,
Marco Di Loreto. Il risultato è sorprendente: la squadra gioca un calcio
divertente e proficuo, affermandosi come la sorpresa della Serie A. Serse Cosmi
ottiene il massimo dalla sua squadra, lanciando i giovani ai massimi livelli
della Serie A: tra questi
Materazzi, Liverani, Grosso, Baiocco,
Miccoli, che presto approderanno in Nazionale e nei club più importanti del
nostro campionato. Il Perugia si classifica 10° nella stagione 2000-01, 8° nella
stagione 2001-'02, mentre l'anno successivo, guidato da Fabrizio Miccoli,
addirittura sfiora la finale di Coppa
Italia dopo aver eliminato la Juventus, e
si qualifica per la Coppa Intertoto classificandosi 9°, al termine di un'annata
ricca di soddisfazioni.
La quarta stagione sotto la guida di Cosmi si apre con la vittoria della
Coppa Intertoto sui tedeschi del Wolfsburg,
che qualifica la squadra in Coppa Uefa.
Il Perugia arriva fino al terzo turno, nel quale, dopo aver eliminato
Dundee United e
Aris Salonicco, viene eliminato dal più titolato Psv
Eindhoven. Non altrettanto fortunato però il cammino in campionato: il
Perugia non vince una partita per tutto il girone di andata e, quasi spacciato a
quattro giornate dal termine, riesce alla fine a raggiungere l'insperato
spareggio salvezza contro la Fiorentina;
ma ad avere la meglio è la squadra viola (0-1; 1-1), che torna così in Serie A
dopo il fallimento. Il Perugia scende in serie B, si conclude l'era Cosmi, e ben
presto si concluderà anche l'era Gaucci.
Nell'anno del centenario la squadra è affidata a Stefano Colantuono e punta al ritorno in Serie A, ma al termine della stagione, nonostante l'ottimo quarto posto e la qualificazione alla finale play-off per la promozione in Serie A (persa contro il Torino), il Perugia viene escluso dal successivo campionato di Serie B dalla giustizia sportiva per problemi economici. Così, grazie al Lodo Petrucci, riesce almeno a iscriversi al successivo campionato di Serie C1 sotto una nuova amministrazione societaria, capeggiata da Vincenzo Silvestrini e denominata Perugia Calcio Srl, che in seguito è stata trasformata in una s.p.a. Nella stagione 2005/06 la squadra è affidata a Vincenzo Patania, sostituito poi da Paolo Stringara nel girone di ritorno, e pur restando sempre nelle posizioni di vertice, chiude in sesta posizione ad appena un punto dai play-off promozione.
Nel giugno 2006 la squadra è affidata a Corrado Benedetti, esonerato alla sesta giornata del campionato 2006/07. Per tutta la restante stagione la squadra è stata guidata dal tecnico Marco Cari, il quale non è riuscito nell'obiettivo prefissato di raggiungere i play off. Il 4 maggio il presidente Vincenzo Silvestrini rassegna le dimissioni in seguito alla contestata decisione di far disputare il derby Ternana-Perugia senza tifosi, ed al mancato raggiungimento dell'obiettivo sportivo. L'unica soddisfazione nella stagione rimane la conquista, da parte della Berretti del Perugia, del Campionato Nazionale Dante Berretti, dopo aver battuto il Padova in finale.
Il 18 Giugno 2007 viene eletto presidente Pierangelo Silvestrini, fratello maggiore di Vincenzo, e nello stesso giorno viene ingaggiato come allenatore Antonello Cuccureddu. Come Direttore Sportivo la società ha deciso di avvalersi di Gabriele Martino, ex di Lazio e Reggina. La squadra ha una buona partenza infilando una serie positiva di nove partite, ma alla 12a giornata incappa in una sconfitta sul campo dell'Ancona che segna l'inizio di una incredibile involuzione tecnica e fisica, inframezzata solo dalle due vittorie esterne di San Giovanni Valdarno e Potenza e dal pareggio di Crotone, caratterizzata da ben quattro sconfitte interne consecutive che ha causato l'uscita dalla zona play-off e l'esonero di Antonello Cuccureddu, sostituito per un breve periodo da Salvatore Matrecano, e poi richiamato dopo le dimissioni del presidente Pierangelo Silvestrini, cui succede Enzo Di Marzo. La squadra si riprende, e consegue buoni risultati che la portano a disputare i play off promozione, da cui la squadra esce sconfitta contro l'Ancona, che passa in virtù del miglior piazzamento conseguito in campionato.
Al termine della stagione
2007/08 la
proprietà Silvestrini si decide a lasciare la società, che il
10 luglio
2008 viene
acquistata dall'imprenditore perugino Leonardo Covarelli, reduce da 3 stagioni
alla guida della società Pisa Calcio.
Al contempo la società riacquista la proprietà del marchio "AC Perugia 1905"
e può tornare a fregiarsi del suo vecchio e storico simbolo.
Dopo 2 stagioni a dir poco distrase sia dal punto di vista dei risultati che dal punto di vista finanziario della società che portano nella stagione 2009/10 anche alla penalizzazione di 2 punti, il Perugia ........................ e poi è storia di questi giorni.
I Presidenti dell'AC Perugia